Se nei processi di costruzione e ristrutturazione di case, appartamenti, ville e casali di campagna, gli approcci odierni sono sempre più sensibili alle questioni ambientali, per cui si cerca di realizzare edifici con dei bassi consumi energetici e un minore impatto sul pianeta (secondo i dettami della bio-architettura), lo stesso, fortunatamente, comincia ad intravvedersi anche nella realizzazione degli impianti urbani e cittadini.
Per esempio: l’abbiamo tutti i giorni sotto i nostri occhi, o per meglio dire sotto i nostri piedi e gli pneumatici delle nostre automobili, eppure difficilmente pensiamo a quanto possa essere inquinante la costruzione della rete stradale. E invece lo è. Se ne sono rese conto le amministrazioni di alcune città particolarmente sensibili, che stanno provando a risolvere la questione attraverso innovative miscele bituminose mixate con sostanze di varia natura che donano loro la caratteristica della sostenibilità.

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Dagli USA arriva il primo esempio, anche se a dire il vero gli americani hanno inventato l’acqua calda, perché si sono semplicemente limitati a riprendere e nobilitare un metodo che in Africa e in India viene usato già da una ventina d’anni circa: infatti, la miscela del nuovo asfalto prevede l’utilizzo di materiali riciclati. Così, le strisce bituminose sono costituite per la maggior parte da scarti della lavorazione del petrolio grezzo dopo processi di raffinazione per i carburanti e gli oli lubrificanti. Ora, se solo pensiamo che in America ci sono più di 4 milioni di km di strade percorse quotidianamente da milioni di veicoli, abbiamo un’idea di quanto prezioso per il Pianeta potrebbe essere l’adoperare questo asfalto ecologico. Ovviamente, non è tutt’oro quello che luccica, o tutto ecologico l’asfalto che corre per chilometri (!), visto che questo materiale ha bisogno di esser scaldato fino a 300 gradi, il che significa un maggiore dispendio energetico rispetto al tipo tradizionale. Tuttavia, il problema potrebbe essere risolto trovando un modo per “raffreddarlo”.

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Lo sapevate poi che le nostre strade potrebbero essere realizzate con la monnezza? Al di là di doppi sensi e facili riferimenti anche agli avvenimenti di cronaca italiana, la costruzione delle arterie viarie può avvenire adoperando il Polymix, composto da pneumatici e rifiuti in plastica riciclati: è quanto stanno sperimentando ad Alcala de Henares (Madrid) e a Torino. Si tratta di un materiale altamente sostenibile, visto che utilizza detriti di vario genere, destinati a finire in discarica. I vantaggi consisterebbero nell’accresciuta resistenza e nella riduzione del consumo di materia prima.

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Ma le strade possono essere fatte pure di plastica. Di questo è convinta la città di Vancouver (Canada), che sta testando un nuovo mix da utilizzare per i manti stradali, che ha il pregio di ridurre l’effetto serra e migliorare la qualità dell’aria durante il processo di pavimentazione. L’asfalto ecologico in questione è composto in parte da asfalto tradizionale e in parte da una sostanza collante ottenuta da plastica ricavata dal riciclo di contenitori per alimenti, bottiglie o recipienti vari che vengono sciolti per poi essere riutilizzati.

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Anche in questo caso però la rosa ha le sue spine, che stavolta riguardano i costi, addirittura triplicati rispetto a quelli per la miscela tradizionale. C’è però da calcolare che essendoci un risparmio del 20% in carburante per creare il manto, questi costi aggiuntivi vengono a loro volta abbattuti.

Per cui, se la strada è ancora lunga, visto che si è tutt’ora in una fase di sperimentazione, che per lo meno sia ecologica, questa strada!

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