“Curre curre guagliò” è il sotto titolo di questo articolo, visto che sfruttare l’energia cinetica prodotta dal movimento umano per trasformarla direttamente in elettricità, evitando dispositivi intermediari, è ciò che gli scienziati di tutto il mondo ormai da decenni stanno cercando di fare.

L’ostacolo principale sta proprio nei dispositivi conduttori attualmente utilizzati: leggeri si, ma altrettanto incapaci di fornire corrente continua. Tuttavia, una serie di studi stanno tentando di bypassare questo limite, per sfruttare il potere energetico del movimento.

Tra questi il progetto dell’australiana “Wilma-van-Boxtel” concepito come una semplice banda da allacciare alla caviglia o da indossare al braccio per convertire l’energia cinetica in energia elettrica (ad esempio per ricaricare il cellulare o qualsiasi altro dispositivo: molto simile il principio del “Knee Mounted Power Generation” della Philips); il completo di lingerie giapponese che non serve solo a coprire il proprio corpo, giacché il pannello fotovoltaico sul reggiseno produce energia elettrica di facile utilizzo ed è in grado di visualizzare messaggi su un display apposito; la scarpa chiamata Pioneer che converte energia cinetica in energia elettrica (una batteria si ricarica e utilizza l’energia accumulata per alimentare dei piccoli fari per 12 ore).

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I dispositivi che convertono l’energia cinetica umana in energia elettrica o termica stanno avendo un interessante impiego anche nel settore dell’edilizia.

Si pensi al sistema di illuminazione, sicurezza e protezione progettato da Manuel Perez Prada in Germania, che utilizza il movimento del corpo per produrre energia e che comprende anche un particolare sviluppo nel campo agricolo.

Interessante anche “Laddermill”, l’aquilone brevettato dai ricercatori della Delft University of Technology nei Paesi Bassi, che è in fase di sviluppo al fine di massimizzare l’energia prodotta: i ricercatori infatti già stimano che si possa arrivare a produrre energia elettrica a meno della metà del costo di quella prodotta dalle turbine eoliche (tant’è che si parla di un aquilone che potrebbe rifornire 100.000 case).

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Nell’Est del Giappone si mira a sviluppare nelle stazioni ferroviarie ambienti alimentati ad energia umana: attraverso una serie di elementi piezoelettrici incorporati nel pavimento si genera energia elettrica dalla pressione e dalle vibrazioni prodotte dalle persone che vi camminano sopra.

Nella stazione centrale di Stoccolma “Jernhusen” ha trasformato l’energia cinetica in energia termica: il sistema di ventilazione include dei dispositivi che convertono tutto il calore in eccesso in acqua calda, che viene poi pompata nell’edificio adiacente, dove il costo dell’energia è ridotto del 25%.

Anche nelle metropolitane britanniche il movimento diviene energia: la “Pavegen” ha realizzato delle piastre di gomma che vengono spinte verso il basso di 5 millimetri ogni volta che sono calpestate.

Il 5 per cento dell’energia raccolta è utilizzata nel segnale luminoso a led posizionato sopra la piastra, mentre la parte restante alimenta luci pedonali, display elettronici informativi e molte altre applicazioni.

La tecnologia è stata utilizzata anche per raccogliere l’energia dai passi delle persone sulle scale.

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Sempre in Inghilterraesiste un gruppo denominato “Club4Climate”, che ha lanciato un night club sostenibile, nel quale la pista da ballo cattura energia sufficiente per rifornire il 60% del proprio fabbisogno energetico. Il club in questione è anche famoso per l’utilizzo di materiale riciclato e lampadine a basso consumo e per l’iniziativa di rinunciare alla quota d’ingresso di 10 sterline per coloro che dimostrano di aver raggiunto il bar a piedi, in bicicletta o con il trasporto pubblico.

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E se pensassimo anche al luogo in cui per eccellenza si produce movimento, e cioè la palestra? Un esempio lodevole è stato realizzato in Oregon: si chiama “Green Microgym”  e utilizza pannelli solari sul tetto, linoleum come pavimento, e cyclettes tecnologiche che immagazzinano, per ogni falcata sul pedale, l’energia prodotta che serve per alimentare tutti i dispositivi elettrici dalle luci ai phon, dai boiler per le docce agli stereo per la musica.

Anche in Italia sarebbe interessante sviluppare progetti analoghi; tuttavia, a fronte dei vantaggi (come la possibilità di evitare l’utilizzo di spazi e strutture dedicate esclusivamente alla generazione elettrica, l’abbattimento del tempo dedicato alla produzione energetica e la necessità continua di approvvigionamento di combustibile o di materiali, anche da fornitori esteri), ci sono da conteggiare due grosse problematiche: il vuoto normativo che nel nostro Paese non menziona la fonte elettrica “da pedalata” nell’elenco delle fonti rinnovabili (per questo non si può al momento allacciare un simile impianto alla rete elettrica nazionale né tantomeno usufruire degli incentivi economici) e la quantità di energia producibile con questo sistema (ancora troppo esigua rispetto ai metodi “convenzionali”).

Nonostante gli ostacoli, esistono però anche in Italia degli encomiabili progetti pilota, come quello che fa capo all’architetto italiano Oscar Santilli che, con il patrocinio della Provincia di Roma, ha realizzato in una scuola romana un impianto di generazione elettrica da fonte umana: in una sala della scuola è stata allocata un’installazione composta da 18 postazioni tra spin-bikes, manovelle e rulli liberi in grado di produrre energia elettrica mediante delle dinamo, alle quali sono collegati degli accumulatori di corrente elettrica. I watt orari prodotti dagli studenti vengono registrati su tessera elettronica personale e rappresentano dei “crediti energetici” che si possono spendere in diversi modi.

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Quindi, visto che il nostro tempo ci impone sempre di più di correre, facciamo almeno che la nostra corsa sia in qualche modo utile anche al nostro pianeta!

Comunque anche nel nostro piccolo possiamo sfruttare tanti sistemi energetici passivi, nella fase di ristrutturazione casa, si possono inserire particolari attenzioni volte al risparmio energetico

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