La mia amica del corso di pilates (link all’articolo MA QUANTO MI COSTA RISTRUTTURARE CASA DI NONNA?), mi ha invitata nella sua casa di campagna in provincia di Roma ristrutturata lo scorso anno: un vero gioiello! Ma prima che diventasse com’è adesso – mi ha raccontato – ce n’è voluto di lavoro! Innanzitutto mi ha spiegato che, quando si ristruttura una casa colonica, bisogna sottostare alle leggi sul risparmio energetico (per cui il fabbricato va coibentato link all’articolo SISTEMI DI COIBENTAZIONE, gli infissi vanno sostituiti ed è necessario costruire degli impianti termici che sfruttano fonti rinnovabili);

a quelle sull’acustica (definita in base alle fasce di rumore e alla posizione della casa); alle regole sismiche (che comportano una adattamento in base alla fascia sismica in cui ricade il fabbricato); oltre che quelle della tradizione architettonica (di fatto il consenso viene espresso dalla commissione edilizia che valuta in base alle leggi regionali e quelle locali, ed è sempre volta al rispetto dell’originalità della struttura, tant’è che è previsto che le ristrutturazioni vengano effettuate in parte con materiali nuovi, e in parte con materiali riutilizzati dell’edificio stesso).

Casa colonica

Mentre prendevamo il caffè, la mia amica mi ha poi mostrato delle foto scattate al momento in cui ha acquistato il rudere, dalle quali si poteva evincere la storia di questa costruzione: praticamente l’edificio si era stratificato nel tempo e, al nucleo principale (che era quello centrale, di maggiori dimensioni, costituito dalla stalla e da un ampliamento in direzione ovest), si erano aggiunti nel tempo altri tre blocchi di volume (quindi, evidentemente, quello che in origine era solo un ricovero per le bestie, è poi diventato via via una maggione di campagna).

Gli interventi sono stati prima di tutto di carattere strutturale: le fondazioni (come spesso accade per le case coloniche) erano superficiali e risentivano dell’umidità esterna dovuta al contatto con il terreno, per cui si è reso necessario realizzare opere di deumidificazione mediante lo scavo dei locali al piano terra e la creazione di un solaio areato in latero-cemento, oltre che la realizzazione di marciapiedi esterni per impedire ristagni d’acqua intorno alle murature (il pianoterra, come detto, era una stalla, ma per fortuna della mia amica aveva un’altezza utile di oltre 2,70 m perché se l’ambiente fosse stato più basso avrebbe dovuto scavare ulteriormente sotto terra).

Come immaginavo poi, visto che lei è attenta alle questioni ambientali, mi ha raccontato che ha optato, nella costruzione dei muri in elevazione, per dei blocchi sismici di laterizio prodotto da argille naturali privi di additivi chimici, allettati con malta di calce idraulica; tutte le murature esterne sono state isolate da uno strato di sughero e muratura a faccia vista con mattoni di recupero allettati e stilati con malta di calce; il primo solaio è stato realizzato su muriccioli con sistema di ventilazione naturale; i massetti strutturali (link all’articolo Massetti Tradizionali, autolivellanti, alleggeriti…), previa disposizione di uno strato isolante in sughero, sono stati realizzati in calce idraulica con reti in fibra di vetro; per la copertura è stato realizzato un tetto ventilato costituito da doppio tavolato di legno, membrana traspirante, sughero, camera d’aria, tavolato di legno, membrana isolante, manto di copertura con coppi di recupero; gli architravi a vista sono in legno recuperato dalle vecchie travature esistenti.

Casa colonica 1

Ho preso degli appunti su tutte ste cose, perché sa mai che mi possano tornare utili per la ristrutturazione di casa di mia nonna.

Ovviamente però l’anima green della mia amica è venuta fuori soprattutto quando si sono dovuti scegliere gli impianti Il riscaldamento è assicurato da pannelli radianti a parete e a pavimento, organizzati a zona con termoregolazione; e in aggiunta un generatore a biomassa; pannelli solari; termocamini con materiale di scarto proveniente da una vicina fattoria. L’impianto idrico sanitario è stato realizzato con particolare attenzione al risparmio dell’acqua potabile sia in fase d’uso con accorgimenti come il monocomando con frangigetto, le cassette a doppia cacciata, etc.; sia nella strutturazione a doppia circolazione che permette l’utilizzo di acqua piovana e il riciclaggio di una parte delle acque di scarico (è stato infatti previsto un serbatoio di raccolta delle acque piovane).

Ha pensato proprio a tutto la mia amica. Ma non finisce mica qui!

Per poter ulteriormente abbassare il livello d’impatto della sua casa colonica sull’ambiente, ha pensato pure all’inquinamento elettromagnetico (dannoso anche e soprattutto per le persone) e ha fatto realizzare un impianto stellare, con una rete di distribuzione a cavi schermati e disgiuntori per le camere da letto e ovviamente la tecnologia domotica che gestisce l’intero impianto elettrico, come pure l’apertura e la chiusura dei serramenti, che sono stati recuperati restaurando quelli originali (sono state asportate le vecchie tinte, si è preparato il fondo e dato l’impregnante, e si è effettuato un trattamento protettivo non tossico, esente da resine acriliche, viniliche, e da biocidi, e li si è rifiniti con cera).

Casa colonica 3

Ma il meglio di sé la mia amica l’ha espresso con le finiture, per le quali, manco a dirlo, ha privilegiato materiali naturali: tutti gli elementi in legno, per esempio, come i pavimenti, sono stati recuperati, trattati ai sali di boro e impregnati con olio di lino naturale; a base di olio di lino (ma anche di caseina, cera d’api, lecitina di soia, farina di quarzo e argilla) sono pure le vernici utilizzate.

“Ma come sei riuscita a fare così tante cose? Io non avrei saputo da dove cominciare!” le ho detto a un certo punto, mentre mi descriveva tutta quest’enorme faticata! Beh, mi ha consolata dicendomi che nemmeno lei ne aveva dea, all’inizio, e che per questo si è affidata a degli specialisti, che l’aiutassero sia per le soluzioni tecniche che per l’iter burocratico. Perché bisogna innanzitutto occuparsi del progetto da realizzare (compreso un preventivo dei costi di ristrutturazione); poi preparare i permessi da presentare al Comune; dedicarsi ai progetti esecutivi, dove vanno indicati i materiali, le finiture e addirittura i colori (sovente anche questi sono definiti dai regolamenti locali, e quindi vanno scelti in accordo con le istituzioni); ovviamente bisogna realizzare un elenco delle opere da realizzare e dei materiali da acquistare, il prezzo, i tempi d’esecuzione, le referenze; e solo dopo tutto questo popò di roba l’impresa edile può cominciare i lavori.

“E non credere che una volta finita la ristrutturazione della casa colonica ci si possa rilassare…altroché! C’è ancora da richiedere l’abitabilità al comune, produrre le certificazioni degli impianti, e accatastare il fabbricato come da risultato finale. Insomma, senza il valido sostegno di professionisti esperti in ristrutturazioni, quest’esperienza rischia di trasformarsi in una tragedia!!!

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