Non alludiamo ai ritocchi estetici, ma ad esempi di ristrutturazioni virtuose ed ecologiche (case eco rifatte) in giro per il mondo…

Nell’articolo “Cara-ti-presento-bio” abbiamo accennato al fatto che una delle maggiori sfide che si pongono all’architettura odierna (e a quella futura) è di declinare i suoi interventi in chiave bio ed eco-compatibile.

In stretta relazione con tale necessità, è la riqualificazione e ristrutturazione dell’esistente.

Questo, alla luce del fatto che sono oltre 58 milioni gli edifici in Italia, di cui più del 70% precedenti al primo regolamento sul risparmio energetico nelle costruzioni.

Le opere di ristrutturazione in chiave ecologica stanno trovando largo spazio negli ultimi anni perché c’è un’attenzione sempre maggiore verso i problemi ambientali, dettata ovviamente dal fatto che l’ecosistema in cui viviamo è in pericolo a causa di processi di sfruttamento eccessivi.

È indubbio quindi che la sfida nella conversione all’efficienza delle costruzioni preesistenti è quanto mai aperta.

Esistono già, sparsi per il mondo, esempi magnifici nei quali la vocazione alleco-sostenibilità si sposa e si compenetra perfettamente con la logica del recupero.

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Partiamo da casa nostra con il progetto di ristrutturazione di alcuni trulli localizzati nel cuore della valle d’Itria, -tra Cisternino (Brindisi) e Locorotondo (Bari). Per questo progetto si è deciso di intervenire utilizzando la calce di canapa come materiale principale.

La scelta di ricorrere a un materiale naturale e sostenibile per la ristrutturazione di queste antiche case è anche dimostrazione di “intelligenza storica”, in quanto tali costruzioni, che nascono come dimore contadine, erano già in origine ricoperte di calce, e con muri bianchissimi atti a riflettere la luce solare, così da garantire la refrigerazione naturale dei locali interni durante soprattutto la canicola estiva.

Oltralpe, un esempio interessante di recupero e ristrutturazione di vecchie costruzioni si trova in Belgio, dove, anziché abbattere gli antichi fienili (molti dei quali abbandonati in seguito alla continua espansione delle città) si è pensato ad una riconversione in splendide abitazioni. Le case-fienile hanno mantenuto la forma tradizionale, con l’aggiunta di finestre e nuove facciate, che consentono di usufruire massimamente di luce e ventilazione naturale.

Laddove la riconversione non è stata possibile, il legno delle antiche masserie è stato comunque riutilizzato per costruzioni ex-novo.

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È una casa di recente costruzione, e tuttavia realizzata combinando il legno recuperato da varie fonti (tra cui le strutture demolite) e altri oggetti riciclati con materiali più moderni, quella della foto sottostante. Si chiama “Treehouse di Hyeres” e ha un “allure” decisamente rustico. Il legno recuperato conserva ancora la varie tonalità di colore e vernice originali.

Se però la sua connotazione “oldstyle” dovesse sembrarvi eccessiva, si potrebbe ovviare utilizzando il legno di recupero per la costruzione della struttura principale unito ad un legno più recente o moderno, per creare un piacevole contrasto.

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Appartengono alla tradizione contadina anche i forti e robusti granai per cereali che sono stati recuperati in America: nel Midwest due di questi sono stati uniti da un corridoio per formare una bellissima e moderna casa rurale; mentre un altro costituisce la struttura principale interna di una casa a Greensburg, nel Kansas.

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Tornando nel vecchio continente sbarchiamo nel Regno Unito. Qui una ex stalla equestre della campagna dell’Hampshire, nel sud della Gran Bretagna, è stata trasformata in una eco-casa minimalista e attenta al risparmio energetico ad opera dell’architetto Andy Ramus.

La ristrutturazione è stata eseguita nel pieno rispetto della struttura preesistente, dagli spazi, ai materiali, agli oggetti ed elementi utilizzati, tutti immediatamente riconoscibili, così da rendere protagonista la dimensione storica e artigianale che lo contraddistingue.

Così come in origine, la Manor House si sviluppa in lunghezza e su un solo livello.

La zona giorno si estende in spazi ampi e accoglienti al centro della casa, inondata da luce naturale proveniente dalle ampie porte vetrate a tutt’altezza e dai lucernari. Nella parte ovest si trovano invece le camere da letto corredate da un piccolo bagno interno, e sul lato opposto si apre una zona living che si affaccia su un piccolo terrazzo.

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Cosa sono quegli anelli metallici che si vedono in bagno? Semplice: sono gli alloggiamenti in cui venivano legati i cavalli, che sono stati recuperati con la funzione di porta-asciugamani. E alla stessa stregua i vecchi abbeveratoi non sono certo stati smantellati, ma recuperati per diventare lavabi.E le pareti? Facile a dirsi: erano le separazioni lignee dei box dei cavalli, che fungono in questa straordinaria ristrutturazione da partizioni interne.

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Inoltre, il rifacimento della copertura lignea, la sostituzione dei serramenti, la realizzazione di un cappotto interno (che, garantendo l’ isolamento termico, ha consentito di preservare i rivestimenti esterni in mattoni e pietra originari del novecento), e l’installazione di un riscaldamento a pavimento a pannelli radianti, sono tutti indizi della grande attenzione che è stata prestata anche alla questione energetica.

Il nostro tour virtuale alla scoperta di grandi eco-ristrutturazioni è partito dall’Italia, e all’Italia ritorna con il progetto di villa Longo, residenza unifamiliare edificata a San Vendemiano, in provincia di Treviso, ad opera dell’architetto Enrico Mazzer e della designer portoghese Monica Fernandes. L’abitazione, realizzata negli anni Sessanta, è stata sottoposta ad una profonda ristrutturazione, all’insegna della sostenibilità ambientale, per cui sono stati utilizzati esclusivamente materiali naturali. Anche in questo caso, tra gli interventi, si annoverano: il cappotto termico esterno, l’ampliamento degli spazi interni e il rifacimento degli impianti. Pietra e legno sono stati scelti per le facciate, mentre per la costruzione dell’ampliamento sono stati utilizzati blocchi di cemento cellulare per le pareti e una struttura in legno isolata con fibra di legno a diversa densità per la copertura, cioé materiali ecosostenibili, facili da posare, che assicurano elevate prestazioni termoacustiche e traspirabilità delle murature.

Non potevano ovviamente mancare i pannelli solari termici e una caldaia a condensazione con accumulo, oltre ai pavimenti radianti: cose queste che hanno garantito all’abitazione la classe energetica B.

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Come abbiamo visto da alcuni di questi esempi, la coscienza eco-friendly ci impone di guardare ai materiali utilizzati con occhi sempre nuovi. È di questo avviso anche il signor Dan Phillips, costruttore autodidatta, che ha avviato un’iniziativa chiamata “The Phoenix Commotion”, attraverso la quale ha finora costruito 14 case in Texas, lavorando in squadra con i residenti locali. Queste case sono incredibilmente sostenibili: telai sono stati riutilizzati per creare soffitti a volta, specchi rotti sono stati trasformati in bellissimi mosaici riflettenti.

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E bravo signor Philips, i suoi occhi vedono chiarissimo quanto la sostenibilità sia un valore da perseguire economicamente, socialmente, eticamente.

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